Il Consiglio dell’Unione europea ha adottato ieri, 14 luglio 2026, la decisione che conclude formalmente l’Accordo commerciale interinale tra l’Unione europea e il Messico, l’ultimo passaggio che Bruxelles doveva completare al proprio interno prima che il nuovo quadro commerciale possa entrare in vigore. La decisione, presa dal Consiglio Affari generali sotto la presidenza di turno irlandese, arriva dopo il consenso espresso dal Parlamento europeo l’8 luglio e la firma dell’intesa, avvenuta il 22 maggio scorso a Città del Messico durante l’ottavo vertice UE-Messico. Da qui in avanti tocca al Messico completare la propria procedura di ratifica interna.
L’accordo dovrebbe beneficiare oltre 45mila imprese europee che esportano in Messico, in gran parte piccole e medie imprese, secondo quanto riportato dal Consiglio. Ma è il tempismo a rendere la notizia rilevante oltre il dato commerciale. Bruxelles sta cercando da mesi di diversificare le proprie alleanze economiche, dopo la firma del trattato con il Mercosur a gennaio e il partenariato digitale con il Brasile a giugno; il Messico, dal canto suo, punta ad alleggerire una dipendenza dagli Stati Uniti che assorbe oltre l’80% delle sue esportazioni, proprio mentre Città del Messico negozia con Washington la revisione del trattato di libero scambio nordamericano, il T-MEC, noto anche come USMCA, ricorda Infobae.
Le relazioni tra le due parti sono regolate dal 2000 dall’accordo di partenariato economico, coordinamento politico e cooperazione, il cosiddetto “accordo globale”. Nel 2016 il Consiglio autorizzò l’apertura dei negoziati per aggiornarlo; le trattative si sono concluse il 17 gennaio 2025. Il 22 maggio 2026, a margine del vertice di Città del Messico, le presidenti Ursula von der Leyen e Claudia Sheinbaum, oltre che il presidente del Consiglio europeo António Costa hanno firmato sia l’Accordo Globale Modernizzato — che ridisegna l’intero partenariato politico ed economico — sia l’accordo commerciale interinale, che ne anticipa la parte relativa a scambi e investimenti. L’8 luglio l’Eurocamera ha dato il proprio assenso a entrambi i testi con ampie maggioranze: 479 voti a favore, 119 contrari e 65 astenuti per l’accordo globale; 474 a favore, 131 contrari e 60 astenuti per quello interinale, secondo quanto è possibile verificare sul sito del Parlamento europeo. Negli ultimi dieci anni gli scambi bilaterali in beni e servizi sono cresciuti rispettivamente di oltre il 75% e del 171%, ricorda il Consiglio, arrivando nel 2025 a quasi 87 miliardi di euro in beni e, nel 2024, a oltre 29 miliardi in servizi.
Un accordo a due velocità
Non tutto procede alla stessa andatura. L’accordo interinale rientra nella competenza esclusiva dell’Unione e, per questo motivo, non richiede la ratifica dei singoli Stati membri. Una volta che UE e Messico si saranno notificate a vicenda il completamento delle rispettive procedure interne, entrerà in vigore il primo giorno del secondo mese successivo, con un ulteriore periodo di due mesi per permettere alle imprese di adeguarsi. È proprio questo il testo concluso ieri. L’Accordo Globale Modernizzato, invece, ha natura mista: oltre al commercio tocca dialogo politico, sicurezza, lotta alla corruzione e diritti umani, e per entrare pienamente in vigore dovrà essere ratificato da tutti i 27 Stati membri e dal Senato messicano, che non ha ancora avviato l’esame, secondo La Jornada.
Nel merito, l’accordo interinale elimina la gran parte dei dazi doganali residui — quelli messicani su formaggi e carne suina europei arrivano oggi fino al 45%, secondo il Parlamento — amplia l’accesso agli appalti pubblici in 14 Stati messicani, protegge 568 indicazioni geografiche europee e rafforza la cooperazione su materie prime critiche, dogane e proprietà intellettuale. Il Parlamento stima che, nello scenario più ambizioso, le esportazioni complessive dell’UE potrebbero crescere fino al 75%, con un risparmio annuo per le imprese europee fino a 100 milioni di euro in dazi doganali. L’accordo globale, dal canto suo, introduce un impegno vincolante sui principi democratici, lo Stato di diritto e i diritti umani fondamentali, con un dialogo rafforzato sulla protezione di giornalisti e difensori dei diritti umani — punti sottolineati dagli stessi eurodeputati nella risoluzione di accompagnamento, approvata con margini più stretti: 388 voti a favore, 161 contrari, 120 astenuti.
“Approfondire i legami con partner fidati non è mai stato così importante”, ha dichiarato la ministra irlandese per gli Affari esteri e il Commercio Helen McEntee, a nome della presidenza di turno del Consiglio, sottolineando che il contesto attuale è segnato da crescente incertezza geopolitica. McEntee ha aggiunto che Bruxelles punta ora ad accelerare i negoziati con Malesia, Filippine, Thailandia ed Emirati Arabi Uniti, oltre ad attuare gli accordi appena conclusi con Indonesia e India: il Messico si inserisce, dunque, in un’agenda commerciale più ampia, non come caso isolato.
Sul lato messicano, la presidente Claudia Sheinbaum ha commentato il voto parlando di un passaggio importante per il Paese. “Facilita gli investimenti, facilita l’esportazione di prodotti messicani in Europa e garantisce nuovi mercati”, ha detto in conferenza stampa, spiegando che l’intesa permette di diversificare oltre il Nord America, riferisce Infobae. Il cancelliere Roberto Velasco Álvarez ha parlato di un risultato che rafforza commercio, investimenti e dialogo tra le due sponde dell’Atlantico; il segretario all’Economia Marcelo Ebrard — impegnato in parallelo nei negoziati sulla revisione del T-MEC a Washington — si è detto fiducioso in un aumento delle esportazioni messicane.
A Bruxelles le reazioni non sono state unanimi. I liberali di Renew Europe hanno festeggiato il voto come una scelta di libero scambio in un mondo sempre più protezionista, sottolineando anche l’impegno preso dal presidente messicano a rivedere entro un anno l’ambizione ambientale del testo. Dai Verdi è arrivata una lettura più critica: l’eurodeputata catalana Diana Riba ha accostato l’intesa al modello già seguito con il Mercosur, dove gli obblighi commerciali sono vincolanti mentre quelli sui diritti umani restano, di fatto, dichiarazioni di intenti prive di conseguenze concrete in caso di violazione, riporta Proceso.
Anche il settore agricolo europeo ha reagito con cautela: le associazioni dei produttori lattiero-caseari (Eucolait) e delle cooperative agricole (Copa Cogeca) hanno accolto con favore l’apertura del mercato messicano, chiedendo però un’attuazione rigorosa e un monitoraggio attento, in particolare sulla tutela delle indicazioni geografiche e sui settori agricoli più sensibili alla nuova concorrenza, riporta Agriland.
Il Messico guarda oltre gli Stati Uniti
Il vero banco di prova, però, riguarda proprio la parte di accordo che il voto di ieri non basta a rendere operativa. Nei giorni precedenti al voto dell’8 luglio circolavano a Strasburgo 317 emendamenti — 181 pagine — alla risoluzione di accompagnamento dell’accordo globale, con richieste di chiarimento sulla riforma giudiziaria messicana, sulle sparizioni forzate, sull’impunità e sui legami tra crimine organizzato e istituzioni locali, ha ricostruito un’inchiesta di Proceso. Lo stesso Parlamento europeo, in una scheda di monitoraggio del dossier, riconosce che alcune organizzazioni della società civile hanno in passato criticato la presunta assenza di una condizionalità sui diritti umani nell’accordo, oltre all’inclusione di un tribunale per la risoluzione delle controversie tra investitori e Stati.
Perché tutto questo accade ora? Per l’Europa, il Messico è un altro nodo di una rete di accordi commerciali che Bruxelles sta costruendo per ridurre la propria dipendenza da singoli mercati, in una fase di crescente instabilità del commercio globale. Per il Messico, l’intesa arriva in un momento in cui il governo Sheinbaum deve dimostrare di avere alternative credibili agli Stati Uniti, proprio mentre prosegue a Washington la trattativa sulla revisione del T-MEC. A guadagnarci nell’immediato sono le imprese esportatrici europee — in particolare quelle agroalimentari — e gli esportatori messicani, che potranno contare su un mercato alternativo a quello nordamericano. Resta da vedere se l’architettura valoriale dell’accordo — democrazia, Stato di diritto, diritti umani — troverà applicazione concreta, o se resterà, come teme parte della sinistra europea, un impegno sulla carta.
Nei prossimi mesi, l’accordo interinale dovrebbe entrare in vigore non appena UE e Messico si saranno notificate a vicenda il completamento delle rispettive procedure interne; Eucolait si augura che questo avvenga già entro il primo dicembre 2026, anche se si tratta di una previsione di parte, non di una data confermata dalle istituzioni. Sul fronte messicano, il testo dovrà ora passare al Senato, che secondo La Jornada non ha ancora avviato l’esame. La strada per l’Accordo Globale Modernizzato resta invece più lunga: servirà la ratifica di tutti i 27 Stati membri, un percorso simile a quello che sta interessando l’accordo UE-Mercosur, firmato a gennaio e tuttora non concluso. Andrà infine monitorato se il Messico manterrà l’impegno, citato dai liberali europei, a rivedere entro un anno dall’entrata in vigore la componente ambientale del testo.

